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Tra roboanti dichiarazioni ottimistiche sul fatto che saremo indipendenti dal gas russo nel giro di poco piรน di un anno e fantasmagoriche fughe in avanti verso un onirico nucleare 4.0, la vera โ€“ e dolorosa โ€“ realtร  del progresso delle rinnovabili in Italia descrive un quadro molto inquietante. Lo spiega, purtroppo molto bene, il Rapporto sulle energie rinnovabili (RER) realizzato dallโ€™Energy & Strategy della School of Management del Politecnico di Milano e presentato questa settimana. La sintesi inchioda il nostro paese a numeri da fanalino di coda europeo: nel 2030, anno di scadenza per i primi obiettivi del PTE (Piano per la Transizione Ecologica), avremo installato un parco eolico e fotovoltaico di poco superiore ai 50 GW, lontanissimo dai 125-130 GW che sono il target idealizzato. Ciรฒ significa che si dovrebbe incrementare il ritmo dโ€™installazioni tra le quattro e le sette volte in questi anni. Unโ€™accelerazione possibile neanche nei sogni piรน ottimistici perchรฉ i presupposti non sono solo tecnici โ€“ quelli sarebbero anche superabili senza grossi problemi โ€“ ma, soprattutto, sono legati alla necessitร  di avere una programmazione integrata e coerente capace di โ€œguidareโ€ 40/50 miliardi dโ€™investimenti ai quali vanno anche aggiunti quelli per gli accumuli e il potenziamento delle infrastrutture di rete. Senza tale programmazione non si creeranno le condizioni perchรฉ il mercato finanziario e gli investitori internazionali possano giocare un ruolo attivo nello sviluppo del settore. Tornando ai numeri del 2021, la ricerca evidenzia che qualcosa si รจ mosso rispetto al disastro dellโ€™anno precedente: la capacitร  di rinnovabili installata in Italia lโ€™anno scorso รจ stata complessivamente di 1.351 MW (+70% di potenza rispetto ai 790 MW del 2020, quando era diminuita del 35%) e questo ha portato il Paese a superare la soglia dei 60 GW. Lโ€™aumento รจ stato trainato dalla nuova capacitร  di fotovoltaico (+935 MW, +30% rispetto al 2020), seguito dallโ€™eolico, che ha registrato la crescita piรน marcata (+404 MW, +30%) e, ben distanziato, dallโ€™idroelettrico (+11 MW), mentre le bioenergie sono addirittura in diminuzione (-14 MW). Numeri in crescita ma davvero troppo lenti per gli obiettivi prefissati. Dati questi numeri, forse sarebbe proprio il caso che ci fosse un profondo ripensamento da parte del governo sui programmi a breve e medio termine in ordine allo snellimento dei processi di rilascio delle autorizzazioni, anche perchรฉ, sempre la ricerca, dimostra che le fonti di energia rinnovabile potrebbero avere un reale impatto calmierante nei confronti dei prezzi dellโ€™energia elettrica oltre che a dare un effettivo contributo allโ€™obiettivo dellโ€™indipendenza energetica. Lโ€™ultimo sguardo della ricerca riguarda un aspetto sul quale non sempre ci si sofferma, dandolo sovente per scontato: gli impianti alimentati da energie rinnovabili sono sempre meglio delle fonti fossili, se si considera la CO2eq prodotta durante lโ€™intero ciclo di vita di queste tecnologie? La risposta รจ inequivocabilmente positiva. Le emissioni prodotte dai diversi impianti di produzione di energia elettrica segnano un solco invalicabile: 1023 grammi di CO2/kWh per il carbone, 436 per il gas naturale, 12,4 per il fotovoltaico europeo, 11,6 per lโ€™eolico europeo, 10,6 per il nostro idroelettrico che si colloca fra i piรน virtuosi, battuto solo dal nucleare con 4,48 grammi di CO2/kWh. La chiosa finale non puรฒ essere che unica: lโ€™idroelettrico si dimostra ancora una volta economico, efficiente, ecosostenibile eโ€ฆpienamente disponibile, tuttavia รจ la fonte rinnovabile meno considerata e sulla quale si oppone la maggiore resistenza. Sarebbe davvero il caso di smetterla.

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